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Cenni storici

Bergamo, via delle Mura, porta San Giacomo (1575)
La cava presente in comune di Zandobbio è l’unica cava attualmente attiva che estrae il Marmo di Zandobbio, conosciuto commercialmente come “Marmo bianco di Zandobbio” o Marmo rosa di Zandobbio”, in base alla prevalente componente cromatica. Il marmo di Zandobbio era già utilizzato in epoca romana per arricchire elementi architettonici e per realizzare statue; molte epigrafi latine dell’area bergamasca sono infatti incise su questo materiale, grazie alla sua adattabilità ad una lavorazione fine e alla facilità del trasporto per via fluviale. L’utilizzo nei secoli scorsi di questo materiale nella zona di Bergamo è testimoniato da diversi monumenti ancora presenti ai giorni nostri. Fra questi ricordiamo uno dei tronconi che compongono la Colonna di S. Alessandro in Colonna a Bergamo e il portale, l’altare, le lapidi murate sulla base esterna dell’abside della Chiesa di S. Giorgio in Campis, tutte opere realizzate attorno al 1100. Nel periodo che comprende i secoli dal Basso Medioevo fino all’Ottocento vengono eseguite con la pietra di Zandobbio numerose opere: la fontana Contarini in Piazza Vecchia, la Fontana del Delfino in via Pignolo, la porte di S.Agostino e di S.Giacomo, la facciata della Chiesa Prepositurale di Zandobbio con i suoi maestosi interni, le colonne monolitiche della Chiesa Prepositurale di Trescore Balneario e i pilastri e le gradinate di Villa Terzi al Canton. Durante il Novecento diviene proprietaria della cava la famiglia Vescovi che crea una vera e propria scuola di scultura i cui frutti sono sparsi in moltissime costruzioni e monumenti della bergamasca (fra le più importanti ci sono il campanile di Curnasco, il campanile della Chiesa Prepositurale di Seriate, la facciata della Chiesa Prepositurale di Gorlago, il completamento della facciata di Palazzo Scamozzi in Piazza Vecchia, dove, sui finestroni, si possono ammirare le statue realizzate dai fratelli Vescovi). La pietra fu anche utilizzata in larga scala in molte costruzioni edili di Bergamo: dall’Istituto di Credito Italiano alla vecchia sede della Banca Popolare di Bergamo, dalla Torre dei Caduti al Palazzo della Poste.

Caratteristiche tecniche

Varietà marmo rosa
Geologicamente il materiale appartiene all’Unità chiamata “Dolomia di Zandobbio” di età Retico-Hettangiana, caratterizzata da un notevole spessore (fino a 150 metri) e da tre litopone omogenee denominate DZ1 (caratterizzata da dolomie bianche o rosate), DZ2 (contraddistinta da calcareniti oolitiche grigio chiare o bianche), DZ3 (presenta dolomie grigio chiare rosate).

Utilizzi

Particolare fontana del Delfino - Città Alta
Attualmente il marmo è utilizzato per realizzare opere di restauro e recupero dei monumenti presenti sul territorio. Ricordiamo a questo proposito che nell’anno 2007 sono state realizzate interamente in “Marmo rosa di Zandobbio” le due colonne poste all’inizio di via XX Settembre a Bergamo. Entrambe le colonne solo alte 6,80 metri e sono state poste nella zona che in passato era nota come Contrada di Prato, collegamento fra la piazza della Legna (ora piazza Pontida) e il Prato, cioè il limite della fiera cittadina che sorgeva fra l’attuale Sentierone e Piazza della Libertà. Le colonne sono state poste nella stessa posizione delle colonne che sparirono nella notte fra il 3 e il 4 giugno 1882. Attualmente il marmo viene utilizzato per eseguire restauri (come già citato), arredi per esterno ( panchine, fontane…) e rivestimenti per interno (pavimentazioni, bagni, gradinate…).

Stone+tec, Nuremberg 2011

 
 
 
 

SIMA SRL

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